CISTI PILONIDALE

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    (Casistica personale di circa 500 interventi)
    La cisti pilonidale è un’affezione benigna, localizzata a livello della regione sacro-coccigea, che nella maggior parte dei casi contiene peli. Ha un’alta incidenza di recidiva dopo l’asportazione e questo ha portato ad ipotizzare che lo sfregamento delle natiche possa di nuovo provocare l’incarnimento dei peli. Colpisce prevalentemente i giovani ed è caratterizzata clinicamente da un’alternanza di episodi infiammatori con periodi di benessere, dovuti a microtraumi ripetuti nella zona  Nel periodo in cui la cisti non è infetta si può palpare una piccola tumefazione in sede sacro-coccigea che,  se si è formata la fistola,  può dare secrezione sierosa. Nel periodo in cui si è formato l’ascesso si palperà una tumefazione aumentata di volume e dolente, a  volte accompagnata da febbre, fino a quando non si aprirà spontaneamente su un orifizio cutaneo. In alcuni casi, se questo non avviene, è necessaria l’incisione chirurgica. A questa forma acuta può seguire una secrezione purulenta e maleodorante dagli orifizi della fistola che può essere continua o intermittente. Lo scopo del trattamento è quello di asportare tutta l’area contenente la cisti e gli orifizi cutanei della fistola in modo da risolvere il problema. L’entità dell’asportazione dipende dal volume della cisti e dal percorso delle eventuali ramificazioni della fistola per cui è consigliabile di non trascurare e sottovalutare questa patologia perché in alcuni casi l’escissione dovrà essere molto ampia da richiedere eventuali plastiche di scorrimento per chiudere la ferita. Per ottenere migliori risultati è consigliabile operare nei periodi di assenza dell’infiammazione. L’intervento di asportazione e chiusura immediata, quando è fattibile, rappresenta la soluzione migliore. Può essere eseguito in anestesia locale e dopo due settimane si può riprendere l’attività lavorativa. Con questa tecnica le recidive variano dal 4 al 25 %. Un’altra tecnica è quella dell’asportazione come sopra senza chiusura della ferita chirurgica che guarirà per seconda intenzione. Questo comporterà un periodo più lungo di convalescenza con un tasso di recidiva inferiore. Un’altra tecnica prevede la chiusura della ferita con l’allestimento di lembi di scorrimento nel caso vi sia stata un’ampia asportazione dei tessuti interessati dalla flogosi. L’intervento in questi casi è più complesso ma in mani esperte ottiene buoni risultati accorciando i tempi di guarigione.